di Antonio Castellitto

La “Pompei del Fortore”

Il Sannio è meta e luogo dove è possibile “perdersi” tra una leccornia che stuzzica il palato, importanti siti storici e centri abitati dal fascino antico; uno di questi è custode di tantissime storie che meritano di essere conosciute. Raggiungibile anche seguendo la Strada Statale Fortorina, è una tappa consigliatissima per chi vuole trascorrere una giornata ideale per rilassarsi e scoprire un’atmosfera veramente magica: questo è ciò che regala una delle eccellenze storiche del Sannio, Molinara, il centro medievale distrutto da un tremendo terremoto nel 1962.

Come una moderna Pompei, Molinara si lascia ammirare grazie alla lungimiranza della sua amministrazione e all’ottimo utilizzo dei fondi comunitari, che hanno permesso il recupero e reso accessibile a tutti questo antico centro del X secolo. La sensazione che si prova passeggiando tra vicoli e stradine lascia senza fiato. A dare il benvenuto ai visitatori è la monumentale Portaranna, antica porta del borgo e fulcro della vita politica del tempo; qui si tenevano i comizi e le adunate per decretare, nell’ultima domenica di agosto, il Sindaco dell’Università (ossia del borgo fortificato) e il suo consiglio. Il panorama che si apre davanti agli occhi spazia sul vicino comune di San Giorgio la Molara, incastonato su un colle fortorino, il palazzo ducale sulla destra e la chiesa di San Bartolomeo sulla sinistra.

Il Palazzo Ducale, attualmente, appartiene a privati ma nel corso degli anni è stata la residenza dei signorotti locali; le ampie balconate, la torre e il cortile antistante fanno ben intuire il prestigio di questo maestoso edificio.
La chiesa di San Bartolomeo, un tempo, presentava al suo interno numerosi affreschi e contava ben 5 altari, dedicati alla Beata Vergine del Carmine, a San Bartolomeo apostolo, Sant’Antonio di Padova, San Biagio e Santa Maria delle Grazie. Il terremoto del 1962, purtroppo, la distrusse in maniera quasi totale e, oggi, la si può ammirare ricostruita soltanto in parte. Il restauro dell’abitato permette di percorrere ogni vicolo, carpirne ogni particolare e perdersi con la mente in quella che era la vita rurale di un tempo, profumata di pane caldo e di lavoro nei campi; ogni pietra ha una storia da raccontare, mentre il vento, specialmente nei pomeriggi d’autunno, schiarisce il cielo e lo rende particolarmente suggestivo, con incantevoli contrasti tra il rosa e le sfumature di azzurro.

Gli snodi dei vari vicoli accompagnano i visitatori per mano, come nel caso di Vico del Forno, in cui era presente il principale “panificio” dove ognuno portava la sua forma di impasto per cuocerla. In passato i forni erano luoghi di aggregazione, i “social network” dell’epoca, così come i lavatoi pubblici e le fontane monumentali; rappresentavano momenti in cui ci si confrontava, confidava e si “chattava” con la parola, lo sguardo e i gesti. Le abitazioni rurali erano molto minimali; c’erano le stalle con gli animali al piano terra o nei seminterrati e un paio di vani dove dormire e mangiare al piano rialzato; le stalle venivano utilizzate anche come celle e quando queste si trovavano nei seminterrati venivano chiamate “sottani”. I piani erano collegati tramite scale esterne, che si possono ammirare passeggiando su e giù per il borgo.

Alla fine del percorso si raggiunge la chiesa di Santa Maria dei Greci, ricordata anche da un’epigrafe, oggi perduta. Alcuni documenti storici menzionano la presenza di una fontana, detta “dei Greci”, nelle immediate vicinanze della chiesa, somigliante a molte fontane diffuse nella vicina Irpinia e Puglia.

La passeggiata permette di riscoprire la storia della “Pompei del Fortore” appenninica che merita di essere vissuta per la sua bellezza, per il modo fedele con cui racconta la vita del tardo ’800 e prima metà del ’900; ricca di punti panoramici dove poter chiudere gli occhi e lasciarsi trascinare dalle suggestioni che dona a chiunque abbia la voglia di raggiungerla. Difatti, una volta arrivati a Molinara, è sufficiente spingersi nel borgo antico per vivere un’indimenticabile esperienza di visita.

Foto di Davide Vella e Antonio Castellitto

Altre risorse 

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