“Un sole nascosto tra le cime delle montagne ai cui piedi scorre, sinuoso, un fiume”.

L’immagine dello stemma comunale rappresenta bene lo scenario che il visitatore trova davanti a sé… quello di un piccolo comune, lambito dal fiume Calore, che sorveglia lo stretto corridoio che separa i Monti del Matese dal Massiccio del Taburno-Camposauro. Questa stagione autunnale ci regala giornate veramente piacevoli, che invogliano a trascorrere all’aperto il tempo libero e scoprire località insolite.

È il periodo adatto per ammirare i bellissimi colori del Sannio, il “regno di Bacco”, una terra famosa in tutto il mondo soprattutto per le sconfinate distese di vigneti, che nel pieno della stagione autunnale si colorano di meravigliose tinte calde e cangianti, che vanno dal giallo all’arancione, fino al rosso più vivo e acceso. Un vero spettacolo per gli occhi. Senza indugiare troppo scegliamo di raggiungere Solopaca dopo aver contattato il presidente della locale Pro Loco, Antonio Iadonisi.
L’appuntamento è presso il Palazzo Ducale, dove Antonio ci dà il benvenuto con grande calore ed entusiasmo. Essendo uno storico locale, oltre che guida turistica, conosce molto bene ogni angolo del suo comune e, con grande disponibilità e professionalità, ci accompagna in una bellissima passeggiata per mostrarci le bellezze e farci scoprire i sapori di questo generoso territorio.

I nostri primi interrogativi riguardano proprio il Palazzo Ducale, un’elegante dimora storica che desta sin da subito la nostra curiosità. Entriamo nel piccolo cortile e, mentre osserviamo i particolari delle finestre e dello scalone, Antonio ci racconta che fu realizzato nel corso del Seicento dai nobili Ceva Grimaldi, duchi di Telese e signori di Solopaca; è stata la sede dell’erario e della corte di giustizia, mentre al pianterreno erano situate le carceri. La facciata è stata poi rifinita con un insolito bassorilievo formato da linee geometriche e figure floreali.
È la stessa decorazione che, passeggiando sul corso cittadino, notiamo sull’esterno della chiesa intitolata al Santissimo Corpo di Cristo, fatta costruire sempre dai Ceva Grimaldi solo qualche decennio prima. Ai lati del portone d’ingresso si trovano due enormi nicchie, dove un tempo erano collocate le statue dei Santi Pietro e Paolo, il cui stile ricorda da vicino quelle realizzate dall’architetto Reale Luigi Vanvitelli. È veramente rilassante respirare il clima cordiale e ospitale di questo piccolo paesino. Lungo la strada si affacciano numerosi negozietti e botteghe e, di tanto in tanto, passando davanti alle panetterie, sentiamo il profumo buono del pane appena sfornato.

Il paesaggio è veramente incantevole, con scorci che si aprono tra palazzi e case e ci permettono di osservare la bellissima vallata sottostante. Mentre proseguiamo, osserviamo ciò che rimane del castello di epoca normanna. L’edificio, in origine dotato di quattro torri cilindriche e un fossato, ha avuto sin da subito una funzione residenziale e proprio all’ombra delle sue torri si trasferirono i telesini scampati alle distruzioni dei vari terremoti e alle esalazioni sulfuree che ne seguirono, rendendo Telese un luogo poco ospitale per un certo periodo. A osservare bene il paesaggio possiamo affermare che la campagna qui è la vera sovrana; in particolare i vigneti costellano gran parte del territorio, rappresentando una grande ricchezza per Solopaca.

Antonio ci spiega che la produzione vitivinicola è un’attività ormai secolare, tanto che ogni famiglia è dedita all’allevamento di vitigni e alla produzione di vino, sia per uso familiare che per il commercio. Molte di loro, infatti, sono associate a consorzi di vino che producono prestigiose etichette apprezzate in tutto il mondo, a partire dal Solopaca DOC, il primo vino del Sannio ad aver ottenuto il riconoscimento di origine controllata. Continuiamo la nostra passeggiata, assaporiamo già con la nostra immaginazione il gusto di un buon calice di vino che accompagna qualche piatto locale finché i nostri passi incrociano un grande cortile con un teatro all’aperto e un cartello che riporta la dicitura “MEG: Museo Enogastronomico”: un bellissimo palazzo ottocentesco che ospita un interessante percorso didattico dedicato all’enogastronomia e agli studi legati ai prodotti agroalimentari, con una bella collezione di etichette utilizzate dalla fine dell’Ottocento a oggi. A tutela delle tipicità locali, è stata allestita anche una sezione dedicata al “falso alimentare”, curata dall’omonimo Museo dell’Università degli Studi di Salerno, dove è possibile apprendere i trucchi e gli inganni che spesso si nascondono anche dietro al più invitante dei cibi.

A proposito di cibo… l’orario e un leggero languorino ci spingono verso una vicina trattoria dove, finalmente, gustiamo la famosa Falanghina del Sannio e un ottimo piatto di pasta casareccia seguito da un saporitissimo secondo di carne. Con un bel caffè concludiamo il breve e rigenerante momento dedicato al nostro esigente palato e ritorniamo alle macchine per raggiungere, in pochi minuti, uno dei luoghi più belli del complesso montuoso del Camposauro: il Santuario della Madonna del Roseto.

La stradina, con una serie di tornanti che attraversano un bellissimo bosco, ci porta a 600 metri sulle pendici del Monte delle Rose, verso un incantevole punto di osservazione sull’intera vallata sottostante. Sullo sfondo di un grande piazzale troviamo la chiesa, che fa parte di un complesso monastico benedettino del XII secolo, gravemente danneggiata dal terremoto del 1805 e poi ricostruita. Dal crollo si salvò solo la statua lignea della Madonna, che fu trasferita in paese nella chiesa di San Mauro. È un luogo meraviglioso immerso completamente nel verde, che traspira grande tranquillità e fascino, non solo per la sua storia ma anche per la meravigliosa e incantevole natura che lo abbraccia.
Ci intratteniamo qui una buona mezz’ora, incantati da tanto splendore, ma il tempo, ahinoi, corre ed è arrivato il momento di rientrare.

Salutiamo Antonio, il nostro piacevole compagno di viaggio e insuperabile cicerone, che ci dice che c’è ancora tanto altro da vedere e, soprattutto, da gustare. Mentre lo ringraziamo per la splendida giornata che ci ha regalato, ci ripromettiamo di tornare per una seconda visita. Non c’è modo migliore che trascorrere il proprio tempo libero così, alla scoperta di luoghi poco conosciuti che custodiscono tanta arte, bellezza e cultura che meritano di essere vissute e raccontate.

 

Si ringraziano Daniela Pennasilico e Antonio Iadonisi per la preziosa collaborazione